NOI E LORO
- bousso benussi thioune
- 8 nov 2020
- Tempo di lettura: 4 min
La mia non è una storia eccezionale.
Credo sia una storia comune a tante ed è per questo che voglio raccontarla.
Per tutte quelle donne che non possono, non osano, non hanno il coraggio; perché anch'io sono stata una di quelle donne, a volte lo sono ancora.
Ma adesso basta. Adesso basta.

E' il momento di alzare la voce, di mettersi in piedi, di alzare il pugno al cielo e poi di inginocchiarsi pensando a coloro che abbiamo perduto.
Solo per loro dobbiamo piegarci.
Mi ricordo il momento in cui sono diventata nera.
Intendo il momento in cui mi sono accorta di essere nera, mi sono accorta di essere diversa.
Non prendetela male, non sono stupida, l'ho sempre visto il colore della mia pelle.
Riformulo: mi ricordo del giorno in cui ho capito che la mia pelle era una differenza, qualcosa che mi avrebbe sempre distanziato da “loro”.
Ricordo che nella voce di mia madre, “loro” erano onnipresenti: non sei come “loro”, non fare come “loro”, non avere le “loro” stesse abitudini.
“Loro” erano i miei amici, i miei conoscenti, il mondo tutto attorno.
Più ci pensavo e più questo mondo mi pareva aggressivo, ostile, e cresceva in me un sentimento soffocante di solitudine.
Un’epifania - permettete il romanticismo – che mi ha aperto gli occhi mi ha illuminato quando avevo 9 anni.
Ero l'unica ragazzina nera alla scuola elementare per i primi tre anni fino al momento in cui è arrivata un'altra allieva.
Non era nera come me, aveva una carnagione un po più chiara,gli occhi scuri e profondi, dei capelli ricci ma non crespi come i miei.
Poco importa, l'ho notata immediatamente.
E abbastanza strano quando ci penso che la mia differenza l'abbia trovata nel corpo di un'altra.
Fino a quel momento non mi ero mai fatta domande.
Certo, sapevo di avere un colore di pelle diverso dai miei compagni di classe ed era lo stesso per i miei capelli, il colore dei miei occhi, la forma del mio naso o della mia bocca.
C'era qualcosa nello sguardo degli altri , una curiosità che è propria ai bambini, nessuna malizia; fino a quel momento non mi era mai sembrato di soffrire per parole pronunciate sul mio aspetto.
Avevo una sorta di posizione privilegiata, un'aura esotica che mi valeva una forma di rispetto quando si parlava di me: ero designata come la ragazzina nera.
Ero la sola, era il mio marchio di fabbrica, ma mai avevo capito fino a che punto questo potesse essere sorprendente fino all’arrivo di questa nuova allieva.
È stato l'effetto di una doccia fredda: era dunque così che gli altri mi vedevano?
La osservavo con una specie di ossessione: lei ero io.
Ovunque andasse era riconoscibile proprio per il colore della sua pelle che spiccava tra i visi dei nostri compagni che mi sembravano improvvisamente pallidi.
Fu una rivelazione: era come vedersi di fronte ad uno specchio per la prima volta e fu vedendo a che punto lei fosse diversa che capii a che punto lo fossi anche io.
In me opero' un sistema fino ad ora spento o addormentato, cominciai a riflettere, fu come svegliarsi da una specie di sogno durato così tanto, cosi a lungo, bruscamente senza la piacevole sensazione di calore e torpore.
Crescendo ho preso atto della realtà delle cose.
Credo che inconsciamente prima, volontariamente poi, si possa avere tendenza a farsi piccoli.e, diventare trasparenti.e.
Una vita in sordina: quando sei così evidente, quando hai un pannello tacitamente attaccato alla schiena e al petto, quando il colore della tua pelle significa che ogni istante puoi esser preso di mira, cerchi di essere più discreto.a possibile.
Me la ricordo bene la pressione dei miei genitori quando uscivamo tutti assieme in famiglia: il nostro comportamento doveva essere eccellente.
Era qualcosa che andava al di là della buona educazione.
Sembrava quasi di attraversare la quotidianità in punta di piedi, senza fare troppo rumore.
E‘ una questione di sopravvivenza: ogni giorno ti sembra doverti giustificare della tua presenza, di ogni tuo atto, di ogni tua parola, di ogni tuo successo, di ogni tua scelta, di ogni tua amicizia.
Sii fiera di quello che sei; mi hanno sempre detto.
Ma è difficile essere fieri quando hai l’impressione che il resto del mondo voglia nascondere, dimenticare, evitare di guardare.
Non è sempre stato così, certo.
Ma ho vergogna di dire che molti sono stati i momenti in cui è stato difficile amare di essere nera.
Lo vedevo lo sguardo negli altri, anche di quelli dalla cui bocca uscivano parole gentili.
Gli occhi mentono con grande difficoltà e quando sei nera o nero in un mondo in cui gli altri non lo sono, impari velocemente a comprendere il linguaggio del corpo altrui e a controllare il proprio.
Sono piccole cose.
Attimi.
Gesti, sguardi fluidi, convulsioni leggere sul viso, labbra che si stringono poco prima di distendersi in un sorriso costruito.
ll corpo mente con grande difficoltà.
Non ho mai capito perché la gente possa farlo con tanta semplicità.
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