PRIMA SERATA
- bousso benussi thioune
- 19 gen 2021
- Tempo di lettura: 2 min
Sono le otto di sera.
Alla televisione passa il telegiornale nazionale.
C'é un dibattito tra politici ad alta carica, sono tutti uomini ovviamente, vestiti inamidati e impeccabili.
I capelli tirati indietro, o almeno quei pochi che rimangono su una testa marcata da anni e preoccupazioni.
Hanno una postura sicura, l’imponente massa di uno mette a dura prova i bottoni sul ventre, lo sguardo occhialuto e di lusso.
La classe dirigente, o qualcuno che gli é vicino.
Nelle loro voci stizza, indignazione, determinazione.
“ Se non fosse per noi le loro donne sarebbero tutte con 8 figli e in grande precarità”
“Non hanno il valore del lavoro, non credo che lavorino davvero.”
“Fanno di tutto per poter fare la bella vita con i fondi sociali”
“Scimmie... selvaggi”
“Criminali si sa...”
“ E lo Stato cosa fa mentre vengono a violare la nostra legge e le nostre donne?”
“ Non sono razzista, il mio piatto preferito é il cous-cous"
Mi fermo, perché di cavolate ce ne sono quante ne volete.
Non credo sia necessario precisare che a parlare sono uomini, e che sono Bianchi.
Parlano di chiunque non lo sia o non sia considerato tale nella loro società.
Ner*, Rom, Asiatic*, Latin*, persone di diversi gruppi etnici.
Non negatelo.
I media accessibili a chiunque danno spazio a personaggi apertamente razzisti o misogeni.
Uomini che parlano di femminismo – e del fatto che siamo tutte streghe.
Persone bianche che parlano di razzismo – che non esiste più nella loro bella civiltà.
Donne bianche e di alta società che discutono la difficoltà di essere una donna migrante fuggita dalla miseria.
Proviamo a mettere il tutto al contrario: un gruppo di uomini neri, asiatici, latini... che parlano della popolazione bianca, con sdegno e superiorità.
Un gruppo di donne di diversi gruppi etnici che vedono le donne bianche come poverette nel bisogno di essere salvate. E ne parlano in diretta TV su una tavola circolare e maxi schermi sullo sfondo.
Invitati alle radio che ironizzano l’incapacità dei bianchi a ballare, di gestire grandi famiglie o sopravvivere al sole –la loro pelle non è fatta per il caldo!
Ve lo immaginate?
Sarebbe grottesco, ridicolo, vergognoso.
Ci sarebbero ondate di hashtag # noalrazzismoantibianco, marce di protesta, boicottaggi di canali televisivi.
Ma il fatto è che questo vi fa sorridere, perché sapete che non accadrà mai.
Non è nemmeno immaginabile.
Sminuire e attaccare quotidianamente le persone non bianche sui media popolari è socialmente accettabile mentre prendersela con il gruppo che socialmente domina non esiste neanche nelle nostre fantasie più sfrenate.
Se ci fossero sanzioni o se fossero veramente criticate, queste azioni non avrebbero luogo con tanta facilità. Se noi ci indignassimo e avessimo l’empatia e l’energia necessarie per andare contro a tanta ignoranza e meschinità allora le cose andrebbero diversamente.
Siamo costruiti per accettare il razzismo ordinario.
Lo guardiamo con un sorriso beato sul viso, come sfondo delle nostre serate in famiglia.
È anche questo il razzismo sistemico. Accettare che una parte della popolazione si faccia sbeffeggiare, insultare, umiliare pubblicamente in diretta TV.

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