UNA TIPICA GIORNATA
- bousso benussi thioune
- 3 feb 2021
- Tempo di lettura: 3 min
Paranoica. Disco rotto.
Ma non puoi parlare di altro?
Ma sei sicura che non dicevano cosi per dire?
Non ti si può più dire niente!
Queste sono parole che sento ogni giorno, da quando ho deciso di non stare più zitta, di alzare la voce, di prendere spazio, di dire quello che non va.
Ho provato più di una volta a pensare ad altro
è difficile, dal momento in cui esco di casa la mattina a quando torno la sera
sono una donna.
Una donna nera.
Gli altri hanno uno sguardo completamente diverso su di me di quello che ho io e credetemi mi piacerebbe davvero tanto poter dire il contrario.
Sono un insegnante.
La mattina mi alzo, prendo il treno per andare a lavorare niente di speciale, eppure in questo breve tragitto di 20 minuti non c'è quasi mai una volta in cui non scampi una piccola aggressione alla mia persona.
Una mano che scivola sulla natica o sulla coscia o sul seno, con la scusa che il treno è troppo pieno e che da qualche parte ci si deve pur aggrappare.
Uno sguardo stupito nel vedere “una come me” leggere un libro considerato intellettuale.
Uno spintone seguito da un “torna da dove vieni”.
Sono sicura che la mia risposta li deluderebbe non vengo da così lontano...
E poi arrivo a scuola ed è difficile attraversare il portone senza un commento, o uno sguardo “dove credi di andare signorina”, perché è più semplice vedermi come una allieva di liceo ; di insegnanti nel mio colore non se ne vedono molti in giro.
Dopo una giornata di lavoro, pause passate a spiegare al collega uomo perché non può dire a una ragazzina che è capace soltanto di pettinarsi i capelli e che deve ritenersi fortunata se troverà un impiego come parrucchiera ( insulto sessista e classista, complimenti) ; dopo aver detto alla mia collega che non apprezzo particolarmente domande personali sull'igiene dei miei capelli crespi, e che la mia bambina è bellissima non perché è un misto di colori, ma semplicemente perché è una bella bambina; dopo ore passate ad osservare in silenzio allievi e allieve mancarsi di rispetto, sminuirsi ma anche amarsi, conoscersi e istruirsi; dopo tutta una serie di eventi, esco dalla scuola e siamo da capo.
Al supermercato la mia borsa viene controllata non una ma due volte perché assomiglio ad una signora che è già stata beccata (una donna nera, ovviamente siamo tutti uguali, una vale l'altra) la cassiera mi dà bruscamente del tu, dopo aver trattato con riverenza le quattro persone davanti a me (tutte di età diverse, alcune più giovani, tutte diverse da me)
Incontro un'amica straniera, non parla molto bene la lingua, ha dei bellissimi capelli ramati, gli occhi chiari, lei sì che sembra francese accidenti.
Non c’é il beneficio del dubbio.
Un signore dall'aria smarrita ci chiede delle indicazioni, gli rispondo io ma non mi ascolta, guarda con insistenza la mia amica, come se toccasse a lei convalidare la mia versione.
Vado a prendere la mia bambina, per strada una signora con un neonato tra le braccia mi chiede quali sono le mie tariffe perché ha davvero bisogno d'aiuto e se mi occupo dei bambini piccoli allora potrei prendere anche il suo.
A quel momento mi spengo, sono stanca, un po' stordita, abbraccio la mia bimba, entriamo a casa, bacio il mio compagno.
Sono al sicuro, finalmente.
Voi non le vedete queste cose.
Il mio corpo, il mio colore, aprono in maniera inesplicabile la porta dell’immaginario della gente.
Mi vengono attribuite storie che non mi appartengono, vengo spogliata delle mie esperienze, dei miei diritti, dei miei successi e persino dei miei errori.
Vi racconto la mia realtà non per attirare attenzione, non per vittimismo, non per rovinarvi la giornata.
La mia realtà è comune a tante altre donne.
Il sessismo e il razzismo incidono quotidianamente sulla mia vita.
E io li vedo.
Bene se potete girarvi dall’altra parte, se potete stufarvi.
Vuol dire che non lo subite.
Vuol dire che avete il privilegio di poter ignorare anche solo per qualche ora, questi problemi.
Io non smetterò, non posso in nessuna maniera estraniarmi dalla realtà del mio essere.
Ma va bene così.
Sono qui per ricordarvelo.
Fate attenzione. Riprendete chi offende.
Proteggete chi amate.
Agite.
Sempre.
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