DIETRO IL COLORE
- bousso benussi thioune
- 6 gen 2021
- Tempo di lettura: 3 min
In quanto donna nera non rappresento altre donne nere
Voglio che sia chiaro, non mi posiziono in qualità di portavoce per il colore della mia pelle
Vorrei faceste tutti lo stesso!
La mia persona deve ogni giorno corrispondere all’etichetta
che altri hanno in mente
Il colore della mia pelle è un messaggio che dall’esterno è subito integrato assimilato e interpretato. Chi sono, cosa faccio, chi frequento, cosa dico
La gente mi vede e una storia che spesso non mi corrisponde mi è appiccicata addosso
un discorso nel quale non mi riconosco è atteso nelle mie parole
sono una maschera che chiunque altro del mio sesso e del mio gruppo etnico potrebbe indossare, siamo creature interscambiabili
Ricordo i corsi di storia a scuola, l’imbarazzo e il peso di ritrovarsi tutti gli occhi addosso quando la professoressa trattava certi argomenti
la schiavitù, la colonizzazione, L'Africa in tutta la sua vasta grandezza
sono quella con cui tutti vogliono parlare di razzismo come se fosse il mio unico spunto di conversazione o rappresentassi tristemente un’esperta in materia di discriminazioni
Perché le subisco
la mia individualità, la mia verità, la mia storia, sembrano non interessare nessuno
La complessità dei miei valori, delle mie scelte, la mia famiglia
La mia voce vera e figurata
Le mie passioni
Ogni singolo aspetto della mia essenza risiede nel mio essere una donna nera
E ne vado fiera
Sono fiera del mio colore
Del racconto che porta
Ma non è tutto quello che sono

L'arroganza del privilegio e del pregiudizio etnico risiede anche in questo.
La delusione che procuro quando rifiuto di discutere temi che per me sono dolorosi o difficili
No, non mi va di parlare continuamente delle discriminazioni che posso subire a causa del mio colore, né di ascoltarti mentre cerchi di spiegare a me quello che dovrei provare o come dovrei comportarmi (già, mai sentito parlare di whitesplaining?)
Lo scetticismo negli occhi di chi scopre che ho una vita professionale ricca e serena in un ambito ancora molto categorizzato (e qui parlo dell’Italia, dove avere insegnanti non bianchi o stranieri è ancora tristemente raro in confronto ad altri paesi europei – io non ne ho mai avuti)
Lo scherno di fronte alla mia ignoranza sulla cultura di paesi africani che non conosco per il semplice fatto che l’Africa è un continente e non un paese – e io non sono senegalese di nascita e non mi chiamo Wikipedia
E non me ne puo’ fregar di meno di sapere che siete stati in Burundi
È un’altro paese. Su un enorme continente. Mettetevelo in testa.
Ogni paese africano ha una sua cultura, una sua storia, le proprie problematiche e le proprie tradizioni esattamente come ogni paese europeo. Il giorno in cui sarà universalmente accettato che non esiste l’africano universale saremo tutti un pochino meno ignoranti.
Sullo stesso tema, ho lasciato molti a bocca aperta dicendo di non parlare l’africano (forse per il semplice fatto che questa lingua non esiste) e di conoscere una sola della quarantena di lingue parlate in Senegal
Arroganza e malafede!
Chi di voi conosce a memoria tutta la cultura del continente europeo?
Voglio sentirvi parlare lingue di paesi che non conoscete, vi aspetto!
Io non sono il mio colore.
Il mio colore non è la mia religione, il mio lavoro, la mia istruzione, la mia famiglia, le mie credenze, la mia lingua.
Il mio colore è solo uno degli aspetti che costruiscono chi sono e chi voglio essere.
Io non sono tutte le altre.
La mia voce è una su tante.
La alzo perché voglio che la ascoltiate e che capiate: io sono me stessa prima di tutto.
Parlate tanto di non vedere i colori e allora perché tutto il vostro linguaggio dice il contrario?
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