STORIA DI UN CORPO (attenzione disturbi alimentari)
- bousso benussi thioune
- 11 nov 2020
- Tempo di lettura: 3 min
Sono una donna un po’ tonda (si, mi va bene cosi, tonda) .
Sono stata tonda prima nella mia vita, come sono stata magra, magrissima, grassa, standard. Per chi fossi ognuna di queste cose è relativo.
Ma nessuno si è mai fermato dal farmelo notare.
In quanto donna ho spesso l’impressione che il mio corpo non mi appartenga. Che sia una proprietà pubblica, ognuno ha il diritto di avere un giudizio su ciò che il mio corpo è e su cosa esso debba rappresentare.
E io vi dico non tutta la benevolenza del mondo...ma fateveli gli affari vostri?
È affascinante.
A che punto la vostra vita è priva di interesse che provate il bisogno di fare critiche, esprimere giudizi, dare consigli sul MIO corpo?
Ma se vi dicessi che sto bene così?
Che non ho bisogno che mi diciate “ma.no guarda che stai bene è la gravidanza gli ormoni basta un po’ di sport o mangiare sano…,,” ma scusa chi t’ha chiesto niente.
Io lo dico che sono tonda. O grassa.
Io lo so cosa ho vissuto, come il mio corpo si è costruito, segnato, allargato o diminuito.

Io la conosco la mia storia.
Io lo so cosa vuol dire passare la vita a misurarsi, pesarsi, controllarsi, pizzicarsi, tagliarsi. Distruggersi .
Questo corpo che voi vedete e che vi permettete di giudicare ed indicare e di analizzare; questo corpo é un sopravvissuto.
Per anni il cibo per me è stata un'arma. Un nemico.
Un amico, un'ombra, un terrore.
Sono cresciuta in un corpo che mi è sembrato sempre prendere troppo spazio in confronto agli altri.
All'inizio non è stato un problema di peso.
Ricordo essere a tavola con tutta la famiglia.
I miei genitori che mi dicono scherzosamente che sono “un aspirapolvere” ; “una balena”; mia madre sorridermi raccontandomi del vestito bellissimo che avrebbe voluto comprarmi ma che non ha potuto perché sicuramente non mi sarebbe entrato.
Ricordo una me bambina che si sveglia nel mezzo della notte presa da un angoscia improvvisa, in un angolo del cervello una piccola voce che continua a sussurrarmi "vai a mangiare ,vai a mangiare quella cosa lì nel frigo che ti aspetta”.
Io mi alzavo, aprivo il frigo, cercavo di non far rumore e acchiappavo quella cosa lì che avevo visto durante la giornata e che magari sapevo che avrei dovuto mangiare il giorno dopo insieme alla famiglia o che era destinata al pranzo di mio padre però dovevo mangiarla adesso, subito.
Da sola.
Nel buio.
Di nascosto.

E quando avevo finito, rigiravo nei corridoi della casa sentendomi pesante.
Nella pancia, nella testa.
E quindi andavo a fare una preghiera, una preghiera speciale, sporca sudata, sforzata.
Andavo a pregare in bagno.
E quando avevo finito stremata, tremante, vuota, ricomincia tutto da capo.
Con il tempo il mio corpo è diminuito, ha preso meno spazio, si è nascosto, è diventato più discreto.

Con il tempo il cibo non è diventato più un problema perché semplicemente ho smesso di nutrirmi.
E allora sono diventata magra e tutti erano felici per me. Tutti tranne me.
Con il tempo ho iniziato a stuzzicare il mio corpo, giocare con le punte affilate gli

oggetti vietati ai bambini, per essere sicura di provare ancora qualcosa o forse per provare qualcosa di reale, tangibile, visibile, comprensibile.
Qualcosa di diverso da quel dolore sordo che mi premeva il cuore.
Con il tempo la mia mente ha cercato di uccidermi.
Il mio corpo si è ribellato contro se stesso.
Ma con il tempo il mio corpo ha poi imparato ad amarsi e a rispettarsi; a prendere spazio, quanto serve quanto vuole, quanto merita.
Il mio corpo mi ha fatto il regalo più magico.
Il mio corpo mi ha dato mia figlia.
Quindi sì, ora sono una donna tonda, grassa pure.

Il problema è vostro se lo percepite talmente come un insulto che avete bisogno di riconfortarmi sul fatto che va bene così e che poi magari passa.
Ma LO SO che va bene così.
E anche se non passa va bene lo stesso.
Non mi appiccicate i vostri complessi.
Ne ho avuti abbastanza tutta la vita.
Provate a fermarvi riflettere e comunque non potrete mai sapere cosa c'è dietro ad un corpo quindi lasciate in pace le donne e i loro corpi.
Andate a mangiarvi 'na pizza va.
E basta. Oh.
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